Sphaera

(Veltroni – Casalini – ©2012 RaiTrade Edizioni Musicali)

Non aver paura della perfezione. Non la raggiungerai mai. Due piccole proposizioni divise da un punto. Forse non molti riuscirebbero ad indovinarne la paternità: è un pensiero di Salvador Dalì. Una perla di saggezza da parte di chi in vita, seppur genio indiscusso, non è certo mai stato un esempio di assennatezza. Eppure la saggezza dei folli, più che illuminante, è a volte gioiosamente disarmante.
Cos’è la perfezione? Forse il coraggio di cercarla costantemente nella consapevolezza di non poterla mai trovare. O forse, volendo porre la questione su un piano esistenziale, la capacità di saper accettare la nostra perfetta imperfezione.
Nonostante ciò, sin dai tempi più remoti, questo coraggio o capacità di arrendersi all’inesorabilità della nostra finitezza, ha stentato ad imporsi. Potremmo dire che nonostante la natura del nostro essere sia ineluttabilmente permeata di imperfezione, tutta la storia del genere umano è stata caratterizzata dall’affannosa ricerca di quella che proverbialmente si usa definire quadratura del cerchio, altrimenti detta, per l’appunto, perfezione.
Questo progetto musicale nasce forse da una delle tante affannose ricerche di cui abbiamo appena discusso: la nostra piccola, presuntuosa e ovviamente fallimentare ricerca della perfezione.
O forse è proprio la consapevolezza del fatto che il cerchio, ovvero la perfezione, in musica non può avere mai una quadratura ad averci condotto sin qui? Probabilmente si, perchè la nostra Sphaera l’abbiamo concepita nel modo meno “inquadrabile” possibile – si perdoni il gioco di parole – e al tempo stesso lasciandola abbandonata nella sua maestosa “circolarità”.
Sphaera è un insieme di 10 brani in cui, armonie complesse e melodie semplici, melodie articolate ed armonie destrutturate, architetture elettroniche e sonorità acustiche, freddo, caldo, notte e giorno, si alternano e si rincorrono in una soluzione di perfetta continuità circolare.
Ogni suono in quest’opera è frutto di una ricerca sui materiali sonori più disparati poi registrati, trattati e riprodotti tramite il campionamento. Dalle forbici che sfregano un ombrello, alle stesse melodie fatte passare attraverso le cuffie di un walkman. L’ispirazione per i brani nasce sempre da ciò che ci circonda, che sia questo un pianoforte o una scatola di latta. Tutto ciò che tocchiamo e plasmiamo fa parte inesorabilmente della nostra Sphaera.
Il calore della tradizione arabo mediterranea dell’oud suonato dal musicista palestinese Taisir Masrieh, si fonde con la freddezza dei suoni elettronici e dei sintetizzatori in Zephyros, così come il suo ney (flauto orientale) si sposa con le chitarre elettriche e le sonorità psichedeliche in Opal.
Il vibrare materico nella voce del soprano Annalisa Gioia, si confonde con l’inorganicità delle voci campionate nel brano Shadows of light, e si abbandona all’incorporeità dei tappeti ritmico\armonici di Beyond the stars.
Frozen wind è un inno solenne all’inverno ed al suo meraviglioso manifestarsi nei paesi nordici, nei quali noi due compositori di questo disco abbiamo a lungo vissuto. Con Hypnos i bpm accelerano decisamente rispetto alla media degli altri brani: è un richiamo alla frenesia ipnotica ed inconsapevole della vita moderna. Apparitions è una celebrazione del mistero, del caos naturale al quale le nostre sovrastrutture si ribellano senza successo. Similmente Thousand days, strutturata in tre momenti, è una tempesta di suoni e di emozioni: quelle che i simbolici mille giorni della nostra esistenza non riuscirebbero mai a contenere. A chiudere il cerchio o appunto la nostra Sphaera c’è una allegoria: The cycle, ovvero il Ciclo. E’ quello della vita, il “panta rei” in cui tutto scorre e nulla permane. Una voce subliminale e trattata all’inizio del brano dice: “niente muore”. Speriamo realmente che sia così.

Buon ascolto.

Paolo Casalini e Andrea Veltroni